Su di me


Storia di una Cerniera, 2012 

Allora non lo sapevo

Sono cresciuta dietro il muro. Quello di Berlino Est.

Non è stata un'infanzia infelice. Non eravamo Crianças de rua. I miei

genitori erano medici, quindi classe dirigente e, salvo un po' di

indottrinamento scolastico, giocavamo, ridevamo, piangevamo,

mangiavamo come la gran parte dei bambini d'occidente.

Con l'adolescenza quel muro ha cominciato a pesare sulle mie spalle di ragazzina curiosa delle cose del mondo. Troppe cose erano filtrate, la musica per esempio : quanto avrei voluto andare ad un concerto di Tina Turner. Ma c'era il muro.

Avrei voluto che ci fosse almeno uno spioncino, meglio uno squarcio,

meglio ancora una cerniera che potessi aprire e chiudere a mio

piacimento, e facilmente nascondere.

Il muro cadde e mi dimenticai della cerniera.

 

 

Da allora - sono passati circa vent'anni - ho girato tanto,

soprattutto in Francia e in Italia, oltre che in Germania, e ho

incontrato mille altri muri.

Per carità: niente "Vopos", niente "Achtung alt". Niente cemento armato,

ma parole spesso incomprensibili. Nessuna paura fisica, ma quanto

condizionamento psicologico. Soprattutto gli stessi identici inganni:

ideologici, psicologici, morali. La stessa ipocrisia, la stessa

pedissequa omologazione aggravata dall'assenza della Staatssicherheit

(Stasi per gli amici e per addolcire la pillola).

Il desiderio, meglio la volontà di conoscere, capire, confrontarsi,

essere accettati quanto rifiutati, tutto spesso infranto su un muro

meno grigio, anzi spesso colorato, brillante, rassicurante di una

società opulenta e libera, almeno nell'immaginario collettivo.

Così sono tornate le cerniere. Da aprire e lasciare aperte, da

socchiudere a consentire sguardi fugaci, da chiudere definitivamente

su strade più o meno inutilmente percorse.

Allora non lo sapevo. Ora lo so, ma non so ancora che cosa so.


Quadri

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Charlotte. 


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