
Due i concetti-oggetti che monopolizzano la sua produzione, almeno quella più recente: la chiave e la cerniera.
Oggetti che esprimono un messaggio che include il proprio contrario: l’apertura e la chiusura.
Prendiamo la chiave… Una piccola galassia di chiavi compone un gioco dialettico di aperture e chiusure orientato ad un mondo che deve essere continuamente scoperto e riscoperto.
Un mondo connotato dal contesto cromatico in cui le chiavi si collocano… Felicità, malinconia, attesa, speranza… Ma più che a questo nuovo mondo, l’artista si sofferma (e ci ferma) sulla sua soglia, cioè sull’attimo in cui la sua (e la nostra) mano sta per afferrare la chiave…Per entrare o uscire, o per una simultaneità di queste azioni.
Allusioni e illusioni appunto che concorrono ad affollare il quadro pittorico delineato con scarna ma precisa intelligenza.
Sulle cerniere il meccanismo che scatta è analogo.
In questo caso però, ad una atmosfera quasi sospesa e indefinita, subentra soprattutto il senso del confine.
E i territori che vengono demarcati risultano non meno misteriosi dei mondi latenti evocati dalle chiavi.
La cerniera, che interseca la tela con inconsci richiami alle fenditure di Fontana, apre e chiude allo stesso tempo dei domini che, pur chiaramente definiti, non perdono affatto ai nostri occhi, anzi accrescono, la loro ineffabilità.
In che territori ci stiamo avventurando? Cosa stiamo lasciando? Qual è il futuro che ci aspetta? Sono queste le domande che suscita nell’osservatore la pittura di Charlotte Ritzow.Questioni che si impongono con la forza della semplicità di chi ha intrapreso il proprio cammino ben cosciente verso ciò che serve all’umanità.
Dopo aver viaggiato per L'Europa e soggiornato in particolare a Parigi, dal 1993 vive e lavora tra Milano e il sud della Francia.